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Śambhala
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top
mwcaShamballa o mwcqŚambhala (in mwcgsanscrito, mwcwdevanāgarī: शम्भल; tibetano: mwdaབདེ་འབྱུང, mwdqbde ’byung; anche mwdgsham bha la, mwdwཤམ་བྷ་ལ; anche mweaSambhala o adattato come mweqShambhala) è, secondo il mwegmwewKālacakratantra, e quindi per la tradizione del buddismo tibetano, il nome di un regno mwfamitico e segreto situato a nord dell'India, o a nord della regione himalayanacite-ref-ref-a-1-0[1].
Il toponimo "Śambhala" ha origine nella tradizione mwgghindū dove, nel mwgwmwhaMahābhārata e in alcuni mwhqmwhgPurāṇa, indica un villaggio di brahmani, collocato in luogo imprecisato, nel quale, secondo le profezie lì riportate, alla fine di questa era oscura detta del mwhwkali-yuga nascerà l'ultimo mwiamwiqavatāra di mwigVisnù, mwiwKalki, al fine di ristabilire la giustizia e il dominio dei brahmanicite-ref-2[2].
Contents
• Note
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Origini e contenuti del mito buddista tibetano di Śambhala
Il mito inerente al regno segreto di Śambhala attiene a quella scrittura, databile intorno al X secolo, conservata nel mwmgCanone buddista tibetano (al mwmwToh. 362 con il titolo mwnaདུས་ཀྱི་འཁོར་ལོ་རྒྱུད, mwnqdus kyi ’khor lo rgyud) avente il titolo comune in lingua sanscrita di mwngKālacakratantra.
In tale testo, introdotto nel Tibet intorno all'XI secolo con l'arrivo di mwoamwoqpaṇḍita indiani di fede buddista, viene narrato che il mwogBuddha Śākyamuni (in tibetano: mwowསངས་རྒྱས་ཤ་ཀྱ་ཐུབ་པ, mwpaSangs rgyas sha kya thub pa'), il 15º giorno del terzo mese dall'illuminazione si trovava sul mwpqGṛdhrakūṭaparvata (tibetano: mwpgབྱ་རྒོད་ཕུང་པོའི་རི་, mwpwBya rgod phung po’i ri), ove stava insegnando lo mwqamwqqŚatasāhasrikāprajñāpāramitā (tibetano: mwqgར་ཕྱིན་སྟོང་ཕྲག་བརྒྱ་པ།, mwqwSher phyin stong phrag brgya pa, al mwraToh. 8) quando, su richiesta di Sucandra (tibetano: mwrgཟླ་བ་བཟང་པོ Zla ba bzang po), il re del Dharma (mwrwdharmarāja) del mitico regno di Śambhala, il quale voleva conseguire il mwsamwsqDharma senza abbandonare il mondo, si manifestò nello mwsgmwswstūpa di Śrī Dhānyakataka (mwtaདཔལ་ལྡན་འབྲས་སྤུངས་ཀྱི་མཆོད་རྟེན, mwtqdPal ldan ’bras spungs kyi mchod rten; nei pressi di Amārvati, Sud dell'India), insegnando il mwtwKālacakratantra al re e a una vasta assemblea di devoti divini e umani.cite-ref-4[4].
Rientrato nel segreto regno di Śambhala, Sucandra comporrà questo mwvqmūlatantra in dodicimila versi insegnandolo ai suoi sudditi, insieme a un commentario in sessantamila versi. Ambedue questi testi sarebbero andati perduti. Sucandra avrebbe anche eretto un gigantesco mwvwmwwamaṇḍala tridimensionale trasformando Śambhala in un regno buddista ideale con 960 milioni di villaggicite-ref-ref-a-1-1[1].
Secondo questa tradizione religiosa il regno segreto di Śambhala dovrebbe collocarsi a nord del fiume Sita (oggi mwxgfiume Tarim, nel mwxwTurkestan orientale)cite-ref-5[5].
Descrizione del regno buddista di Śambhala
Una delle descrizione più esaustive di questo regno segreto viene riportata nel mwzgDang po'i sangs rgyas dpal dus kyi 'khor lo'i lo rgyus dang ming gi rnam grangs, opera del dotto poligrafo tibetano del XVIII secolo KLong rdol bla ma Ngag dbang blo bzangcite-ref-6[6].
Essendo un regno di seguaci del tantrismo, le sue caratteristiche fisiche riflettono i simboli questa via spirituale: la sua forma è quella di un gigantesco fiore di loto, circondato da gigantesche montagne innevate, presenti, unitamente a splendidi boschi e laghi, anche negli interstizi dei petali di loto che costituiscono il regno.
La parte centrale del fiore di loto si eleva leggermente e lì si colloca la capitale di questo regno, Kalapa, che possiede un diametro di dodici leghe e su cui sono stati eretti palazzi costruiti con l'oro, l'argento, con pietre preziose di ogni genere che rendono a tal punto splendente la capitale che la Luna piena al suo confronto emette un pallido bagliore. Per questa ragione la notte, a Kalapa, non può essere distinta dal giorno.
All'interno di questi palazzi sono collocati degli specchi di cristallo che consentono di vedere ciò che accade lontano. Allo stesso modo sui soffitti sono collocati dei lucernari che consentono di osservare i corpi celesti e la vita che lì si conduce. Tutti i palazzi della capitale sono circondati da alberi dai legni aromatici che profumano l'aria per miglia. Gli arredamenti dei palazzi di Kalapa sono preziosi e di perfetta fattura.
A nord della capitale sorgono dei picchi in cui sono raffigurati migliaia di volti di mwcabuddha, mwcqbodhisattva e mwcgdeva. Mentre a sud di Kalapa si collocano profumate foreste di sandalo, con, ai loro lati, due laghi di dodici leghe di diametro dove uomini e mwcwmwdanāga trascorrono il tempo in piacevoli attività su barche adornate di gioielli.
Al centro del bosco, questo posto tra i due laghi, si colloca il mwdgmwdwmaṇḍala tridimensionale eretto da Sucandra. Questo mandala, costruito con i cinque metalli preziosi (oro, argento, turchese, corallo e perle) si sviluppa per quattrocento cubiti di ampiezza.
Ogni petalo di cui si compone Śambhala contiene 120 milioni di villaggi, essendo otto i petali complessivamente il regno segreto ospita 960 milioni di villaggi. Su dieci milioni di villaggi vigila un governatore sottomesso al re, quindi vi sono 96 di questi governatori che insegnano al popolo le dottrine del mweqKālacakratantra.
Le case di Śambhala sono piacevoli a vedersi, erette su due piani ospitano i loro ricchi abitanti dai corpi sottili. I più poveri di Śambhala posseggono comunque centinaia di forzieri ricolmi di gioielli. Gli uomini indossano abiti di cotone dal colore bianco o rosso, mentre le donne vestono meravigliosi abiti di colore bianco o blu riccamente disegnati.
Non esistono rei, punizioni o prigioni a Śambhala in quanto i suoi abitanti sono naturalmente virtuosi. Gli abitanti del regno non soffrono di alcuna malattia o sofferenza e ottengono l'illuminazione in questo corpo e in questa vita mediante le corrette pratiche religiose.
Le profezie
Intorno al XII secolo, secolo in cui numerosi buddisti abbandonano l'India oggetto della conquista islamica, si attestano delle leggende tibetane che profetizzano degli accadimenti lungo i secoli che riguardano questo regno segreto. Il mito vuole che tra il primo re Sucandra, autore del mwfgParamādibuddhatantra e l'ottavo re Mañjuśrīkīrti, autore della sua sintesi che corrisponde al noi pervenuto mwfwKālacakratantra si collochino altri sei re, ognuno con la durata del proprio regno di cento anni: Candra, Devendra, Tejavsi, Candradatta, Deveśvara, Viśvarupa e Deveśa. Il successore di Deveśa sarà il primo a vedersi assegnato l'appellativo di mwgakulika ("detentore del lignaggio; རིགས་ལྡན, mwgqrigs ldan).
Anche i mwgwkulika si avvicenderanno al trono di Śambhala ogni cento anni. Così il secondo mwhakulika risulterà Puṇḍarīka (mwhqཔད་མ་དཀར་པོ, Pad ma dkar po) autore del commentario al mwhgKālacakratantra indicato con il titolo mwhwVimalaprabhā ("Luce immacolata", mwiaVimalaprabhānāmakālacakratantraṭīkā mwiqདུས་འཁོར་འགྲེལ་བཤད་དྲི་མེད་འོད། mwigdus 'khor 'grel bshad dri med 'od, ai mwiwToh. 845/1347).
Attualmente a Śambhala regnerebbe il XXI mwjqkulika/kalkin Aniruddha (མ་འགགས་པ, Ma 'gags pa; regno 1927-2027), mentre il suo successore sarà Narasiṃha (mwjgམི་ཡི་སེང་གེ Mi yi seng ge, regno: 2027-2127)cite-ref-ref-b-7-0[7].
Secondo il mito, quando il XXV mwlakulika/kalkin, Rudracakrī (mwlqདྲག་པོ་འཁོར་ལོ་ཅན Drag po 'khor lo can) salirà al trono di Śambhala nell'anno 2327, il re dei miscredenti (detti mwlgmleccha, "barbari"; tibetano: mwlwཀླ་ཀློ, mwmakla klo, Lalo; intende qui i musulmanicite-ref-8[8]) scoprirà l'esistenza di Śambhala e condurrà le sue truppe oltre il fiume Sītā per il tentativo della sua conquista prevista per il 2425.
Allora Rudracakrī, riunito un esercito e con l'aiuto di dodici grandi divinità, lo annienterà, ristabilendo sulla Terra il Dharma del mwngKālacakratantra per altri diciotto secolicite-ref-ref-b-7-1[7].
Il mito di Shamballa in Occidente
Oltre che presso i tibetani, il mito di Shamballa ha goduto di particolare fortuna anche in mwsaOccidente, in cui analogamente è stata ritenuta la dimora di uomini e donne perfetti, capaci di vivere in una condizione di costante armonia e di recepire energie da altri mondi.
Già agli inizi del I secolo mwsgApollonio di Tiana, a seguito del suo viaggio in India come riportato nella sua biografia mwswVita di Apollonio di Tiana di mwtaFlavio Filostrato, aveva fornito una testimonianza riguardo ad un paese trans-himalayano, nel quale, secondo questi resoconti, egli si sarebbe trattenuto per diversi mesi.cite-ref-9[9] Qui sarebbe venuto in contatto con «uomini estremamente saggi che hanno il dono della mwuqpreconoscenza» e dai quali rimase particolarmente colpito per i traguardi scientifici e mentali raggiunti dai suoi abitanti, al punto che si limitò ad annuire quando il loro re gli disse: «chiedici quel che vuoi, poiché ti trovi tra persone che sanno tutto».cite-ref-10[10]
Nel 1626 due membri portoghesi dei mwvwgesuiti, mwwaJoão Cabral ed mwwqEstêvão Cacella, partirono dall'mwwgIndia per cercare la mitica Shambhala, senza però riuscire a trovarla. Il loro viaggio si rivelò comunque fruttuoso per le conoscenze che essi riportarono, diventando inoltre i primi europei a raggiungere il mwwwBhutan, ed a soggiornarvi per parecchi mesi.cite-ref-11[11]
Presso la mwyqSocietà Teosofica sorta sul finire del XIX secolo, Shamballa fu identificata come la dimora di esseri spirituali particolarmente evoluti, membri della cosiddetta mwygFratellanza Bianca, proveniente da mwywVenere, e qui residenti in forme invisibili in una mwzadimensione eterica inaccessibile a chi non sia dotato di mwzqchiaroveggenza.cite-ref-12[12] Il mw0gRe del mondo, mw0wSanat Kumara, dirigerebbe i destini del mondo da questo rifugio chiamato anche «Isola Bianca».cite-ref-tibet-13-0[13] Da allora il mito di Sahamballa si fuse in Occidente con quello di mw2aAgarthi.cite-ref-tibet-13-1[13]
Shamballa divenne quindi un tema ricorrente nell'mw3gesoterismo che andò ad alimentare anche il mw3wmisticismo nazista. Tra il maggio mw4a1938 e l'agosto mw4q1939, cinque membri delle mw4gWaffen-SS, guidati dall'ufficiale e zoologo mw4wErnst Schäfer, parteciparono ad una spedizione in mw5aTibet finanziata dall'organizzazione mw5qAhnenerbe per studiare la mitologia e i costumi locali al fine di trovare indizi che indicassero una parentela tra l'antico mw5gpopolo tedesco e gli abitanti di Shambala.cite-ref-14[14]
Nel mw7avideogioco d'mw7qavventura dinamica mw7gmw7wUncharted 2: Il covo dei ladri, questa spedizione riveste un ruolo importante all'interno della trama, incentrata per l'appunto sulla ricerca dell'accesso a Shambala, e un personaggio di nome Karl Schäfer, presumibilmente più giovane di Ernst, compare come personaggio secondario.
Note
cite-note-ref-a-11. ↑ Cfr. ad es. Philippe Cornu, p. 531 e il mw-aPrinceton Dictionary of Buddhism, a cura di Robert E. Buswell Jr. & Donald S. Lopez Jr., Princeton University Press, 2013.
cite-note-22. ↑ «The toponym "Sambhala" first appears in the Hindu prophetic myth of Kalki in the Mahābhārata and the Puränas. In Hindu texts Sambhala is a Brahman village, of undetermined location, that will be the birth- place of Kalki, the future messianic incarnation of Visnu. At the end of the current degenerate Kali age, it is said, Visnu will incar- nate as the pious Brahman warrior Kalki, who will rid the earth of barbarians and unruly members of the lower castes. Kalki's apoca- lyptic war will purify the world, re-establish Brahman dominance of the social order, and thus institute a new age of righteousness», John Newman, mw-aItineraries to Sambhala, in mw-qTibetan Literature: Studies in Genre (a cura di José Ignacio Cabezón e Roger R. Jackson), p. 486.
cite-note-33. ↑ «Tazik, also known as Wolmo Lungring ('Olmo lung ring), may thus be regarded as a counterpart to the Buddhist holy land of Shambhala.» Per Kværne, mwaqeThe Bon Religion of Tibet. Boston, Shambhala, 1996, p.17.
cite-note-44. ↑ Cfr. ad es. John Powers e David Templeman, p. 227; Philippe Cornu, p. 531; il mwaquPrinceton Dictionary of Buddhism, a cura di Robert E. Buswell Jr. & Donald S. Lopez Jr., Princeton University Press, 2013.
cite-note-55. ↑ John R. Newman, mwaqkA Brief History of the Kalachakra, in "The Wheel of Time" (a cura di Geshe Lhundub Sopa, Roger Jackson, John R. Newman). Boston, Shambhala, 1996, p. 54
cite-note-66. ↑ È contenuto in mwaq0The Collected Works of Longdol Lama (a cura di Lokesh Chandra). New Delhi, International Academy of Indian Culture, 1973: 232—282. In tal senso cfr. ma solo la parte descrittiva del regno: John R. Newman, mwaq4A Brief History of the Kalachakra, in "The Wheel of Time" (a cura di Geshe Lhundub Sopa, Roger Jackson, John R. Newman). Boston, Shambhala, 1996, pp. 54 e sgg. il quale traduce le informazioni riportate nel testo di KLong rdol bla ma Ngag dbang blo bzang.
cite-note-ref-b-77. ↑ Cornu, p. 532
cite-note-88. ↑ «The Kālacakratantra also predicts an apocalyptic war. In the year 2425 CE, the barbarians (generally identified as Muslims) and demons who have destroyed Buddhism in India will set out to invade śambhala» mwarcPrinceton Dictionary of Buddhism, a cura di Robert E. Buswell Jr. & Donald S. Lopez Jr., Princeton University Press, 2013.
cite-note-99. ↑ Laura Fezia, mwarsmwarwMisteri, crimini e storie insolite di Torino, Newton Compton Editori, 2013.
cite-note-1010. ↑ Francesco Mikado, mwasaTre anni a Shamballah, pag. 48, BookSprint Edizioni, 2014.
cite-note-1111. ↑ Andrew J. Hund, James A. Wren, mwasqmwasuThe Himalayas: An Encyclopedia of Geography, History, and Culture, pag. 94, ABC-CLIO, 2018.
cite-note-1212. ↑ mwask(mwasomwassEN) mwaswmwas0Shamballa, su mwas4theosophy.world.
cite-note-tibet-1313. ↑ Walter Kafton-Minkel, «mwatqStorie dal Tibet», in mwatuMondi sotterranei: e il mito della terra cava (1989), a cura di mwatyGianfranco de Turris, trad. it. di Milvia Faccia, Roma, Mediterranee, 2013.
cite-note-1414. ↑ mwatomwatsmwatwThe Nazi Connection with Shambhala and Tibet, su mwat0berzinarchives.com. mwat4URL consultato il 1º dicembre 2015.
Bibliografia
• mwauiThe Wheel of Time. The Kalachakra In Context (a cura di Geshe Lhundub Sopa, Roger Jackson, John R. Newman). Boston, Shambhala, 1996.
• mwauqPrinceton Dictionary of Buddhism, a cura di Robert E. Buswell Jr. & Donald S. Lopez Jr., Princeton University Press, 2013.
• Philippe Cornu, mwauyDizionario del Buddhismo. Milano, Bruno Mondadori, 2003 (2001).
• mwaug(EN) Per Kværne, The Bon religion of Tibet: the iconography of a living tradition, 1. Shambhala ed, Shambhala Publ, 1995, ISBN 978-1-57062-186-4.
• John Newman, mwauoItineraries to Sambhala, in mwausTibetan Literature: Studies in Genre (a cura di José Ignacio Cabezón e Roger R. Jackson). NY, Snow Lion, 1996.
• mwau0(EN) John Powers e David Templeman, Historical dictionary of Tibet, collana Historical dictionaries of Asia, Oceania, and the Middle East, Scarecrow press, 2012, ISBN 978-0-8108-6805-2.
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